Diffrazione

Niente di meglio che una mattina piovosa e grigioblu per scrivere.
Non ho mai smesso di scrivere.
Ho prediletto il cartaceo per un po’.
Sono affascinata dalle potenzialità.
Dal potrei…
“E avere tutto per possibilità”
Cito sempre Guccini.
Sarà che mi figuro nella sue canzoni dove parla dei vent’anni.
Spirito di partecipazione non troppo motivato.
Visto che il cantante in questione è un uomo, ha la barba e i suoi vent’anni li ha vissuti in un’altra epoca.
Priva di facebook, di cellulari e di altre smanie del giorno d’oggi.
Impregnata d’altro. Che non sempre è meglio, ma che a volte lo è.
Ho inseguito per molto tempo la consapevolezza. Ora un po’ ne ho.
Il problema è che vorrei essere consapevole di cosa sono consapevole.
Mi manca uno step fondamentale.
La valigia non è mai stata disfatta.
Non ne trovo l’utilità.
Pesa sempre troppo.
Il fiume è in piena e gli argini per ora reggono.
Per ora.

mal di testa

Bologna è bellissima il sabato mattina.
Nei vicoli solo bicchieri usati e odore di piscio.
Ma fa ambient.

gruppo funzionale

Cadere nel banale è fin troppo facile.
Banalmente, posso affermare che è impossibile non cadere nel banale tentando di non scrivere qualcosa di banale.
La domenica mattina è un universo a parte.
Resta per favore.
Sogni ancora in sospeso che tormentano la mente.
Ho deciso che i sogni non si interpretano.
Comunque il significato che li si dà è sbagliato.
Vedila dritta.
Grigia.
Storta.
Abbracci posticci e alticci.
Scusami.
Ma dovresti scusarti anche te.
Lo scusami, ma…
Che ridere.

Tortellini in brodo

Oggi torno sotto i portici bolognesi.
Danno sicurezza. La sicurezza di non bagnarsi anche se non hai l’ombrello, di stare all’ombra se c’è troppo sole, di pattinare sul sapone.
Oggi a Bologna nevica.
Oggi mi capita di non sapere cosa mi aspetta.
Sarà un week end strano.
Credo.
Mi trovo senza niente di utile da dire.
Con la voglia di dirlo.
Parlo a vanvera e rido.
Sciocchezze.
Non c’è chi sa leggermi negli occhi.
Non c’è chi se ne accorge.
Di cosa?
Dell’arrosto che mi piace.
Del treno che mi fa paura.
Non sopporto troppo i treni: sono sporchi, in ritardo.
Ma non è colpa loro.
Mi lamento.

kaboom

Sono un’artista nel perdere tempo.
Anche nell’osservare.
Cogliere particolari mi riesce davvero bene.
A volte serve, a volte no.

Epifanie notturne portano a dormire un po’ di più.
Epifanie diurne portano a vivere un po’ di più.

Che oggi sarebbe stata una bella giornata per gli acquario l’aveva detto anche Paolo Fox.
Forse il mio subconscio si è lasciato influenzare?
Tanto non credo nell’oroscopo.
Però mi piace leggerlo a fine giornata, per vedere se qualcosa l’ha previsto.

Mi affido ai testi delle canzoni.
Trovo sentimenti inespressi in ognuna di esse.
Le vorrei scrivere, tutte, su fogli di carta.
Per poi appenderle al muro.
Masticare le parole fino a che non abbiano più il senso iniziale.
Ma ne abbiano uno nuovo.
Perchè è questo che succede.
Ogni volta che si rilegge un libro o si riascolta una canzone.
Ci sono significati nuovi che balzano fuori all’improvviso.
E tu non lo sapevi.
Che erano lì per te.

repulsioni elettroniche

Ho svuotato la valigia.
Messo i vestiti a posto.
Piegato i ricordi e le risate.
Chiuso gli sguardi nei cassetti.
Ma le parole sono fuggite.
Non si fanno trovare.
Forse non le ho nemmeno portate.
Le ho lasciate dove non potevano nuocere.
Sono arrabbiate.
Serrate in un appartamento che odora di chiuso.
Senza luce.

How beautiful you are – The Cure

You want to know why I hate you?
Well I’ll try and explain…
You remember that day in Paris
When we wandered through the rain
And promised to each other
That we’d always think the same
And dreamed that dream
To be two souls as one
And stopped just as the sun set
And waited for the night
Outside a glittering building
Of glittering glass and burning light…

And in the road before us
Stood a weary greyish man
Who held a child upon his back
A small boy by the hand
The three of them were dressed in rags
And thinner than the air
And all six eyes stared fixedly on you

The father’s eyes said “Beautiful!
How beautiful you are!”
The boy’s eyes said
“How beautiful!
She shimmers like a star!”
The childs eyes uttered nothing
But a mute and utter joy
And filled my heart with shame for us
At the way we are

I turned to look at you
To read my thoughts upon your face
And gazed so deep into your eyes
So beautiful and strange
Until you spoke
And showed me understanding is a dream
“I hate these people staring
Make them go away from me!”

The fathers eyes said “Beautiful!
How beautiful you are!”
The boys eyes said
“How beautiful! She glitters like a star!”
The child’s eyes uttered joy
And stilled my heart with sadness
For the way we are

And this is why I hate you
And how I understand
That no-one ever knows or loves another

Or loves another

Momento di autocelebrazione.
Non avrei mai creduto di arrivare ai vent’anni.
Erano una di quelle mete lontane. A cui si pensa con un angolino del cervello, ma si lasciano da parte in attesa di tempi migliori.
Sono nata da un metodo anticoncezionale che non ha funzionato.
Era destino.
Che nascesse un acquario erotomane da ascensore.
Mi trovo a tirare le somme con un 2 e uno 0.
Senza sapere come combinarli.
Uno dopo l’altro.
Ci sono solo due modi.
Conosco persino la legge matematica che comanda le combinazioni.
Non pensavo mi sarebbe mai più servita.

Il gatto si morde la coda e non sa che la coda è sua.

Sto oziando da un po’ di mezz’ore.
A casa non riesco a studiare.
In Trentino dico.
Ci sono tutte le mie cosine.
Streaming illimitato.
Il cane.
La torta alle nocciole.
La vasca per fare il bagno.
La biblioteca e le casse dello stereo.
Appena mi concentro mi viene in mente il libro delle risposte che sta nel cassetto.
Le perline a forma di fiore che sarebbero adattissime per il mio bagno.

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